Caos Coppa Italia, Tavecchio: “Servono misure e pene più rigide”

 

di Filippo Gherardi

 

Quanto accaduto sabato sera, nel pre-gara della finale di Coppa Italia tra Napoli e Fiorentina, continua a far discutere non solo su radio, giornali e all’interno di salotti televisivi, ma anche e soprattutto nei corridoi della FIGC. In esclusiva ai nostri microfoni Carlo Tavecchio, presidente LND e vice presidente vicario FIGC, ha espresso una sua personalissima, oltre che amareggiata, opinione su quanto è successo all’interno e nei pressi dello Stadio Olimpico: “Si è trattata di una serata infausta sotto ogni punto di vista. Doveva essere una festa del calcio italiano, con tanti bambini presenti allo stadio, ed invece si è trasformata in tutt’altra cosa. Ho visto due diverse delegazioni andare a trattare con i capi ultras, quando invece l’intera faccenda si poteva gestire sicuramente in modo migliore, trasmettendo, ad esempio, un messaggio attraverso gli altoparlanti in cui si spiegava quale fossero le reali condizioni del tifoso ferito”. Per Tavecchio la soluzione, l’unica percorribile, arrivati a questo punto e con episodi del genere ormai sempre più frequenti non può che essere drastica: “Questo paese ha bisogno di assumersi le proprie responsabilità. La mia opinione è che vadano tolte le barriere protettive negli stadi di calcio e a quel punto vedere quali tifoserie hanno la cultura per supportare tale cambiamento. In paesi come Inghilterra, Spagna, Germania, Grecia e Turchia le barriere non esistono più, perché in Italia questo non può succedere? In secondo luogo, bisogna introdurre misure più rigide ed avere maggiori garanzie di pena. È inconcepibile che un capo tifoso, come è successo sabato sera, esponga una maglietta inneggiante un criminale che la giustizia ha comprovato come tale”. In chiusura, Carlo Tavecchio nell’immediato post-gara, ai microfoni di uno noto quotidiano sportivo italiano, ha dichiarato che è arrivato il momento di prendere provvedimenti seri e che qualora questo non avvenisse sarebbe giusto parlare, liberamente, di mancanza di volontà. Da parte di chi? Eccolo spiegato: “Si tratterebbe di una mancanza di volontà da parte di tutti: istituzioni pubbliche, CONI ed in conseguenza anche FIGC. Qualcuno dice che gli stadi privati risolverebbero problemi di questo tipo? Io credo che non c’entri assolutamente nulla, a me risulta che anche negli stadi privati sia previsto il tifo organizzato”.

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