Per qualcuno meglio niente che qualcosa

 

di Flavio Grisoli

 

Il presidente della LND passa al contrattacco dopo la clamorosa smentita di qualche settimana fa da parte di Alessandra Signorile, che negò che il Consiglio del Dipartimento Calcio Femminile votò a maggioranza lo stop alle dirette tv delle gare del campionato di Serie A. Ribadisce pubblicamente la propria posizione, confermando che “fu fatta una votazione, e in quattro su sei mi dissero che le dirette erano soldi buttati perché il segnale tv non copriva l’intero territorio nazionale”. Non si ferma qui, però, aggiungendo che se alle società questo Consiglio non aggrada, non c’è che da sfiduciarlo e votarne un altro. Quelle stesse società che il numero uno di Piazzale Flaminio non fa fatica a definire “immobili” e “interessate solo ai soldi dei contributi senza presentare uno straccio di proposta programmatica per far crescere il movimento”. Da che parte starà la verità allora? Non lo sapremo mai probabilmente. Di certo, io rimango della mia posizione, premettendo che probabilmente non vorrò più tornare sull’argomento. A mio modesto parere, da spettatore e da appassionato di uno sport che fino a questo momento a nessuno, e ci tengo a ribadire a nessuno, è mai importato qualcosa, è sempre meglio qualcosa che niente. Evidentemente altri, gli stessi interessati, la pensano diversamente. Ma guarda caso, sono quelli che stanno dietro le scrivanie a cercare di spartirsi e accaparrarsi poche decine di migliaia di euro di contributi, non quelle ragazze che sacrificano studio, lavoro e vita privata pur di coltivare un sogno. Ma non finisce qui, perché martedì c’è una nuova svolta: viene ufficializzato che il prossimo campionato resterà a 14 squadre, e che le modalità di ripescaggio verranno definite nei prossimi…giorni? Settimane? Mesi? Non si sa. Lo stesso presidente della LND ci commenta questa nuova sorpresa: «Quasi tutte le società erano d’accordo sul rimanere a 14 squadre – viene da chiedersi in che modo, perché, e sotto l’effetto di quale allucinazione collettiva allora si sia deciso di ridurre l’organico della Serie A in precedenza – e per quanto riguarda i ripescaggi sto aspettando le proposte da parte del Consiglio del Dipartimento». Ma come? Ancora non si sanno? «Io aspettavo le proposte da parte delle società, ma ancora non mi è arrivato nulla. Io la mia idea ce l’ho». E quale sarebbe? «Favorire chi ha meriti di classifica». Quindi le società di Serie B? «Esattamente. Per quale motivo dovrei ripescare chi è retrocesso? Se lo è, ci sarà pure un motivo». Arrivare settimo in un campionato di 14 squadre e retrocedere, questo è il motivo? Indubbiamente, a spingere per la revisione (tardiva, tardivissima, che più tardi non si può) del format, sono state le società che attualmente si trovano invischiate per non retrocedere. Due di queste fanno parte del Consiglio del Dipartimento. Se le loro proposte dovessero comprendere solo ripescaggi per le società attualmente in Serie A, il presidente LND che fa? Li ascolta anche stavolta, attenendosi alle loro decisioni (va detto che le proposte vanno poi vagliate dalla FIGC), o gli va contro? «è per questo che ho annunciato a suo tempo che non mi esprimerò sui ripescaggi – commenta Alessandra Signorile, coordinatrice del Consiglio del Dipartimento – perché so che ci saranno delle chiacchiere a proposito (è presidente della Pink Bari, attualmente quart’ultima in campionato). Di certo, la proposta del presidente Belloli ha le sue fondamenta». Ma si può cambiare le regole in corsa così tante volte? «Sì, e comunque era nell’aria fin da quando si decise di ridurre a 12 squadre. Dopo varie riunioni, siamo tornati sui nostri passi. Sempre in sei retrocederanno questa stagione, poi si vedrà per i ripescaggi – è prevista una riunione, forse decisiva, con Belloli a fine mese – ma di certo cercheremo la soluzione migliore per tutelare la qualità. Sicuramente grazie anche alla dott.ssa Sensi, che sta dimostrando grande sensibilità e interesse, si respira un’aria nuova, per cercare di ottenere risultati migliori rispetto al passato».Resta da chiedersi per quale motivo i presidenti abbiano deciso a suo tempo di ridurre l’organico della Serie A, se si possono raggiungere gli stessi obiettivi (migliorare la qualità del gioco) anche con due squadre in più. Quale può essere la credibilità di un sistema che modifica le regole a campionato in corso due volte? Nessuna. Cos’è che impedisce a questo movimento di crescere? è come dice Belloli, che i presidenti pensano solo ai soldi dei contributi e non presentano progetti?

 

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