“Serie A femminile a 14? Assurdo è poco”

 

di Flavio Grisoli

 

Ha fatto certamente discutere la decisione da parte della LND di riportare il campionato di Serie A femminile a 14 squadre la prossima stagione, a dispetto di una delibera della FIGC di soli due anni fa. I punti poco chiari sono molti, a partire dalla legittimità o meno della decisione, ai tempi (quattro giornate dal termine del campionato). La sensazione è che la questione non è chiusa per niente e, nonostante alcune società si siano dichiarate comunque favorevoli al ritorno a 14 squadre, fioccheranno le proteste e i ricorsi. Di questo ne abbiamo parlato con il presidente del Brescia Giuseppe Cesari: “Dire che si tratta di una decisione assurda è dire poco. Tutte le componenti del calcio avevano deciso di arrivare a 12 squadre nella stagione 2015/16. Poi il come ci si arriva è sicuramente sbagliato, perché anche solo ipotizzare che una squadra di metà classifica possa retrocedere è davvero singolare. Comunque scriverò una lettera di richiesta di chiarimento a Belloli per capire cosa stia succedendo, anche perché ho dei seri dubbi sulla legittimità di questa decisione”. Oltretutto, pare che nella commissione sviluppo calcio femminile, di questa modifica non si sia mai parlato: “Milena Bertolini, il mio allenatore che fa parte della commissione come componente AIAC, me lo ha confermato. E’ caduta dalle nuvole. E come lei, anche io”. Come se non bastasse, negli scorsi mesi, la coordinatrice del Consiglio di Dipartimento Alessandra Signorile aveva sottoposto alle società di Serie A e B un sondaggio per verificare la consistenza del gradimento per un eventuale ritorno a 14 squadre. I risultati sono imbarazzanti. Il segretario del Dipartimento Patrizia Cottini ci ha confermato che le società che hanno risposto al sondaggio sono state pochissime. E queste pochissime avrebbero espresso giudizio favorevole alle 14 squadre. Di qui Belloli si sarebbe mosso in prima persona nonostante Signorile, vista la scarsa partecipazione e quindi interesse, avrebbe lasciato perdere: “Sì, è così – conferma Cesari – perché la stessa Alessandra - Signorile, ndd – me lo aveva detto. Ora io non so quali sono le intenzioni di Belloli. Ci aveva chiesto di aspettare la fine di marzo per mettere insieme delle proposte da valutare insieme, ma siamo alla seconda metà di aprile e non si è fatto vivo”. Pensi, presidente, che Belloli dice il contrario: che voi società pensate solo ai soldi delle contribuzioni senza presentare lo straccio di un progetto. “Io sinceramente sono un po’ stanco di portare progetti, perché tanto non ci ascolta nessuno. E poi state tranquilli che non andiamo a chiedere soldi, perché non ce li danno”. Resta il fatto che ne sono successe di tutti i colori quest’anno, e che le società probabilmente non hanno fatto sentire a sufficienza la propria voce: “Sinceramente, ci saranno una ventina di squadre a cui interessa qualcosa, a livello dirigenziale e programmatico, del calcio femminile – l’amara considerazione di Cesari – le altre lo fanno solo per puro divertimento, con spirito amatoriale”. C’è bisogno di una scossa generale da parte dell’intero movimento, però anche regole condivise. Su un punto Belloli e Cesari convergono, e onestamente dovrebbero farlo tutte le squadre: “Una cosa è certa, non possiamo più permettere che ci siano squadre che vincono campionati senza avere lo straccio di un settore giovanile. Se smantellassi il mio, sa quanto riuscirei a risparmiare? Circa 180mila Euro, che ovviamente investirei tutti sulla prima squadra, con vantaggi facilmente immaginabili. Quindi, se vogliamo il bene del calcio femminile non si può fare a meno di lavorare sulle giovani”.

 

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