Intervista esclusiva a Tommaso Miele

Tommaso Miele, commissario straordinario della Lega Pro

 

di Flavio Grisoli

 

Mostra grande disponibilità e franchezza il commissario straordinario della Lega Pro Tommaso Miele, insediatosi da appena un giorno dopo la decadenza del Consiglio Direttivo decretata dalla FIGC martedì pomeriggio, a seguito delle dimissioni in blocco del presidente Mario Macalli e dei suoi consiglieri. Miele, magistrato della Corte dei Conti, ha accettato con entusiasmo quella che definisce una vera e propria sfida: «Assolutamente, non potrei definirla altrimenti. Ho sempre lavorato nella magistratura, e continuo a farlo. Questa è la mia prima esperienza nel mondo del calcio». Un mondo che conosce, comunque: «Sì, da ragazzo ho giocato nelle squadre dei paesini della provincia di Frosinone – lui è di Cassino – e il calcio l’ho sempre seguito da spettatore appassionato, ma non fazioso. E i problemi che attraversano questo ambiente li conosco, compresi quelli della Lega Pro». Problemi che in questi ultimi mesi fanno rima con bilancio non approvato: è questo il motivo per cui Tavecchio e il Consiglio federale si sono rivolti ad un’alta figura di tipo contabile/amministrativo? «Immagino di sì, avranno letto il mio curriculum, e sanno che le sfide le ho sempre accettate. Credo anche che mi abbiano scelto per lanciare un segnale al sistema, e questo è un fatto che mi responsabilizza molto, anche perché conosco il malato che mi sto accingendo a soccorrere». Una chiamata, una corsa a Roma nella giornata di martedì per accettare il mandato commissariale fino al 31 ottobre, poi il giorno successivo (ieri, mercoledì), di buon mattino a via Iacopo da Diacceto a Firenze per prendere possesso dei documenti e cominciare a vagliare la situazione: «Sì, ieri ho avuto il primo approccio con le questioni per le quali sono stato chiamato in causa, ho fatto una ricognizione di carattere generale, quindi non posso ancora entrare nel merito. I tempi sono strettissimi, e il bilancio è una delle questioni più importanti da risolvere». Appunto, anche perché la mancata approvazione per due volte del bilancio ha portato alla caduta della presidenza Macalli, che durava da 18 anni. Lo stesso presidente aveva però ottenuto dal CONI la pronuncia sul fatto che questa fattispecie non fosse una condizione necessaria per lo scioglimento d’ufficio da parte della FIGC e conseguente commissariamento: «Il mondo del calcio ha delle regole un po’ più elastiche rispetto all’ordinamento statale, però la mancata approvazione del bilancio è un fatto davvero molto grave. Si tratta dell’atto di programmazione per eccellenza. Anche laddove l’ordinamento non prevede come condizione obbligatoria per la decadenza, rimane un fatto gravissimo. Il bilancio ha un valore di legittimazione e autorizzatorio molto importante. Ho voluto comunque ringraziare il presidente Macalli, telefonandogli immediatamente, per questi 18 anni alla guida della Lega Pro. Perché, al di là di come è finita, la sua opera è stata davvero meritoria». Il mandato di Tommaso Miele come “salvatore” della Lega Pro prevede anche l’introduzione dei vicecommissari. Li ha già individuati? «Ho ritenuto di spostare questo adempimento di qualche giorno, per dare precedenza alla “presa di coscienza”. Sto pensando comunque a delle professionalità importanti, ma che mi devono comunque dare delle garanzie: di disponibilità assoluta e dedizione come lo sto facendo io, e mi rendo conto che il periodo estivo in questo non aiuta. Però io stesso ho altri impegni da cui non mi posso sottrarre: sono presidente dell’Associazione Magistrati della Corte dei Conti, in scadenza peraltro, e sto valutando se ricandidarmi. Al di là della mia attività quotidiana di magistrato. Però ho voluto accettare la chiamata del presidente Tavecchio. Sono un coraggioso, o un incosciente, faccia lei – ride – intanto ieri sera, dopo aver dato una scorsa sommaria a tutto il lavoro che c’è da fare, mi sono sentito più coraggioso». La deadline fissata da via Allegri è il 31 ottobre: troppo poco tempo? «Di problemi ce ne sono tanti – ammette Miele – e non nascondo che mi sento un po’ il fiato sul collo, oltre ad avere il peso delle aspettative, ma questo non mi spaventa. Ho avuto a che fare, senza voler sembrare arrogante, con situazioni molto più delicate a stretto contatto con ministri. Per quanto riguarda il bilancio, argomento che ripeto, reputo molto importante, se dovessi aver bisogno di qualche passaggio interlocutorio nella valutazione, il termine potrebbe essere un po’ stretto. Il mio intento è quello di portare a compimento il mio mandato fino in fondo, prima di tutto nel merito, per lasciare il segno. Vorrei lasciare il 31 ottobre una Lega Pro migliore e più efficiente, più etica e trasparente». Il mandato che Miele ha firmato ha dei limiti, dei paletti ben definiti. Come ogni mandato commissariale che si rispetti. Ma se nel corso di questa sua esperienza dovesse rilevare delle regole, delle norme, che hanno bisogno di una “rinverdita” o modifica, può farlo? «Se nella valutazione delle varie questioni che andrò ad affrontare mi renderò conto che ci sono delle norme da modificare, se ne discuterà». Ma Tavecchio è stato perentorio nel fissare il termine del commissariamento, oppure possibilista di fronte ad ipotesi di proroga? «Non se ne è parlato, sono sincero. Sarò io a dire se dovessi avere bisogno di più tempo. La sfida è importante, delicata e molto stimolante. Riprendo una massima di Trapattoni, “non dire gatto se non ce l’hai nel sacco”. Ecco, io non mi tiro indietro, accetto le sfide, e ce la metterò tutta. Rimanendo con i piedi per terra».

 

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