ARTICOLO 66. Responsabilità diretta

 

Le società o associazioni sportive calcistiche sono enti assoggettati tanto all’ordinamento dello Stato che all’ordinamento sportivo: pertanto agli obblighi che derivano dalle leggi statali si affiancano quelli derivanti dalle regole sportive. In tale contesto, i sodalizi sportivi calcistici devono essere equiparati alle società ordinarie, con conseguente applicazione dei principi comuni di responsabilità penale e civile, dovendosi tuttavia applicare ai primi anche le forme di responsabilità disciplinare previste nel Codice di Giustizia Sportiva (cd. C.G.S.). Il sistema che regola la responsabilità disciplinare delle società di calcio è costituito dal combinato disposto degli artt. 4, 11, 12, 13 e 14 C.G.S. In particolare, l’art. 4 C.G.S., rubricato “Responsabilità delle società”, prevede diverse forme di responsabilità, le quali si differenziano a seconda del soggetto attivo della condotta sanzionata. La disposizione in esame assume particolare rilevanza nell’ordinamento disciplinare sportivo calcistico, in quanto costituisce fondamento normativo in base al quale è possibile sanzionare la società per tutte le condotte poste in essere da soggetti tesserati o semplici tifosi, ovvero da soggetti estranei alla società stessa. Il titolo di responsabilità per cui le società sono chiamate a rispondere è strettamente collegato al soggetto agente che ha commesso l’infrazione, l’articolo 4 comma 1 CGS recita: “Le società rispondono direttamente dell’operato di chi le rappresenta anche per singole questioni, ai sensi delle norme federali”. Si ha responsabilità diretta in relazione al rapporto tra ente e soggetto che lo rappresenta. In questo rapporto che possiamo definire organico, la persona fisica agisce per conto dell’ente; così facendo alla società sono imputati direttamente tutti gli illeciti disciplinari commessi da quello persone fisiche che rappresentano l’ente secondo le norme federali, e le cui generalità possono essere contenute anche nel c.d. “foglio censimento” depositato presso la competente Lega all’inizio di ogni stagione sportiva. Nella categoria dei soggetti che possono comportare, con i loro comportamenti, responsabilità diretta, rientra il Presidente e legale rappresentante pro tempore, che è investito di tutti i poteri di ordinaria amministrazione della società. Anche il Vice-Presidente, l’amministratore delegato ed il direttore generale possono ricadere in tale responsabilità, nel momento in cui siano legittimati a rappresentare ed impegnare la società sia agli effetti sportivi che nei rapporti con gli organi federali. La Commissione Nazionale Disciplinare ha sanato un dubbio affermando che, non provoca responsabilità ex art.4, co. 1 CGS, la condotta di colui il quale sia stato delegato dal consiglio societario “esclusivamente ad operare e rappresentare la Società ne confronti della Lega” di appartenenza. L’articolo in esame prevede che le società rispondano direttamente dell’operato di chi le rappresenta, anche per singole questioni. A nulla rileva che l’operato del legale rappresentante, pur manifestandosi nell’ambito sportivo di fatto (ad esempio quale mero tifoso) non sia riconducibile alla società stessa. Riguardo alla sanzione da irrogare, nel caso in cui venga provata la commissione di un illecito sportivo, la pena sarà estremamente afflittiva. In caso di responsabilità diretta, infatti, la società può subire la sanzione della retrocessione all’ultimo posto del campionato o l’esclusione dal campionato o anche la non assegnazione o revoca dello scudetto conquistato sul campo.

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