Sciopero nel calcio femminile: a chi giova?

Katia Serra e Damiano Tommasi

 

 

 

 

 

 

 

di Flavio Grisoli

 

Il calcio femminile domani e domenica scenderà in campo. Questo è necessario ribadirlo, per fugare qualsiasi dubbio. Perché dal pomeriggio di ieri, da quel comunicato pubblicato sul sito internet dell’AIC, se ne sono sentite di tutti i colori. Oggi è il giorno della reazione di società e Federcalcio, che non vogliono farsi prendere per il collo da una protesta che non ha più motivo di esistere e, oltretutto, appare come puramente strumentale e atta a destabilizzare il sistema calcistico italiano. “Scenderemo in campo anche con le squadre Primavera, se necessario”, si sente dire da più parti. Questo perché le sanzioni sono note, alle quali pare ne saranno aggiunte delle altre per chi decidesse di non far fede ai propri impegni: sconfitta a tavolino e tre punti di penalizzazione per le società che non dovessero presentarsi; per le atlete che si rifiuteranno di scendere in campo la non convocazione in Nazionale. Pare che soprattutto su questo aspetto il presidente federale Tavecchio sia stato molto chiaro con il CT Cabrini. La situazione è tesa, ma la corda è stata tirata solamente da una parte: quella dell’Associazione Calciatori. Hanno chiesto e ottenuto riunioni e incontri, nei quali il presidente della FIGC in persona si è esposto e ha elencato i provvedimenti fatti e quelli che verranno ratificati nelle prossime settimane. Venendo praticamente incontro a tutte le richieste fatte da Tommasi e Serra. Tutte tranne una: il vincolo sportivo. Ma da quello – dicono a via Allegri e Piazzale Flaminio – non si può prescindere. E’ un discorso trito e ritrito, e questa non è la sede per rivangare tutto il bailamme che c’è stato negli ultimi anni. Nelle ultime ore, poi, pare che si siano intensificati i contatti tra i vertici dell’Assocalciatori e le giocatrici, con telefonate e soprattutto messaggi. In questi SMS e whatsapp, pare che ci siano scritte frasi del tipo: “Non vi fate mettere i piedi in testa dalle società, perché a voi non ci pensano per niente. Non cedete alle loro pressioni, perché abbiamo avuto l’appoggio del FIFPro”, il sindacato mondiale dei calciatori. Ma sul loro sito, né sul loro account twitter ci sono prese di posizione ufficiali sulla vicenda. In più sembrerebbe che da Bassano del Grappa siano state fatte “promesse” alle ragazze su eventuali ruoli dirigenziali e incarichi da responsabili provinciali per il calcio femminile. Al di là di queste indiscrezioni, quello che lascia perplessi è la tempistica di queste rivendicazioni, e il fatto che ci sia così tanto accanimento su un movimento che conterà sì e no diecimila atlete (di cui in minima parte saranno effettivamente iscritte all’AIC) e qualche centinaio di società che tirano avanti solo per passione, quando c’è tutto il movimento maschile dilettantistico che, a livello sindacale, dovrebbe “valere” molto di più. Perché allora non chiedere di scioperare anche agli uomini, visto che sono dilettanti anche loro? Perché tutto questo interesse verso il calcio femminile ora, visto che fino a qualche mese fa non se ne curava nessuno, dai media, alle componenti federali, fino alla stessa Assocalciatori? Perché da quella indegna frase di Belloli in poi è scoppiato tutto questo interesse verso il calcio femminile? Perché ora dà più visibilità forse? Perché ora è bello riempirsi la bocca con la parità dei diritti di genere? Perché farsi forti con i deboli, con delle ragazze che non hanno mai vissuto in vita loro un momento di “popolarità” così alto, e così più semplici da circuire? Scioperare non serve a nulla: perché le stesse ragazze non ci hanno pensato prima? Si tratta di polemiche create ad arte per destabilizzare il sistema, perché a livello di opportunità e di tempistica non hanno proprio nessun senso.

 

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