Niente paura

 

 

 

 

 

di Patrizia Panico

 

Alla vigilia di Italia­Svizzera c’era la paura che sarebbe stata una partita difficile perché con il ritardo dell’inizio del campionato ed una sola gara ufficiale sulle gambe, eccezione per le bresciane (5 utilizzate) e le veronesi (una sola utilizzata) che hanno affrontato il doppio scontro in Champions, e le giocatrici che militano in campionati esteri (2 utilizzate), per le altre azzurre con quel poco minutaggio che avevano, era difficile fare di meglio e non è un’attenuante ma le gare internazionali richiedono in primis un’elevata preparazione fisica. I ritmi cambiano, la velocità della palla aumenta e i contatti fisici sono tutelati in modo diverso. Personalmente non avrei scelto di giocare la partita più importante del girone in questo periodo ma avrei prediletto mesi primaverili, quando il nostro campionato è nel vivo della stagione e le atlete si trovano in una condizione decisamente migliore.
Non condivido neanche le parole del tecnico a fine gara, che evidenzia l’inesperienza internazionale da parte delle sue giocatrici, ma credo non si possa pretendere di avere una formazione giovane con un’alta esperienza internazionale, inoltre ricordo che la Svizzera è una delle squadre europee tra le più giovani. L’Italia quando scende in campo mette sempre una determinazione, una volontà ed una forza di sacrificio che le altre nazionali non avranno mai, eppure non è bastato perché la svizzera invece si è mostrata meno “sacrificata” ma più organizzata, e con individualità più importanti delle nostre, ha espresso il suo miglior gioco nel momento peggiore dell’Italia, nel secondo tempo, quando forse, venivano meno le forze e le gambe non giravano come nel primo tempo. Un pesante 3­0 subìto in casa non compromette nulla, la qualificazione è ancora molto lunga ed il girone è assolutamente abbordabile, forse si è compromessa la testa della classifica ma basterà arrivare tra le sei migliori seconde per partecipare alle fasi finali in Olanda, che si svolgeranno in luglio/agosto 2017. La Svizzera occupa attualmente il 19esimo posto nel ranking FIFA mentre l’Italia occupa la 14esima posizione, nonostante questa è stata per noi la prima sconfitta contro le elvetiche, è innegabile che le biancorosse stanno scalando attraverso importanti risultati (come gli ottavi di finale nel mondiale in Canada 2015) posizioni mondiali, le azzurre invece, stanno perdendo posizioni da qualche anno a questa parte (nono posto nel 2009). Questo dato, a mio avviso, mostra un duplice aspetto: non soltanto la fase di stasi che sta attraversando il calcio italiano (il femminile così come il maschile) ma soprattutto che in Europa gli altri paesi non stanno vivendo questa staticità calcistica nell’ambito femminile. Si sta investendo molto su questo sport in termini di risorse economiche ed umane e la vittoria della Svizzera ne è l’esempio, non è casuale. Dobbiamo ammettere che il processo di cambiamento da qualche mese è cominciato anche da noi, nuove nazionali, dall’under 16 alla 23, club maschili professionistici che stanno entrando a pieno titolo nei club femminili, ma dobbiamo correre più velocemente se vogliamo colmare quel gap con i paesi nord­europei e se vogliamo non farci superare dalle nazionali emergenti come la Svizzera. Questo pomeriggio scenderemo in campo nuovamente contro la Repubblica Ceca, avversario sulla carta “inferiore” da un punto di vista tecnico/atletico, anche in questo caso mai vittorioso contro l’Italia, ma come dice il buon Trap: “La palla non è sempre tonda, a volte c’è dentro il coniglio”. Perciò speriamo tutti che contro le ceche la palla sia semplicemente tonda e che non esca fuori nessuna sorpresa perché per arrivare alle fasi finali dell’Europeo bisognerà per forza di cose, ottenere i 3 punti.

 

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