Cabrini, perché non emigra lei?

 

 

 

 

 

di Flavio Grisoli

 

Come se non bastasse la mancata qualificazione al Mondiale contro una squadra buona, ma di certo non eccezionale come l’Olanda, ora arriva una sconfitta durissima contro una nazionale discreta ed emergente come la Svizzera (che fino ad ora non ci aveva mai battuto), che complica il cammino verso Euro 2017. Stiamo parlando ovviamente della Nazionale di calcio femminile, e il protagonista è il CT Cabrini che, nonostante continui a raccogliere brutte figure nelle partite che contano, dove bisogna dimostrare qualcosa, non ha altro di meglio da fare che attaccare le proprie ragazze e il movimento calcio italiano. Lavandosene sostanzialmente le mani. Anzi, stavolta, a Cesena rincara la dose e invita apertamente le giocatrici italiane ad emigrare. Perché solo così la nostra cara Italia potrà competere ad alti livelli. Eh sì, infatti: senza nulla togliere alla pur brava Giuliani, due dei tre gol incassati sono da imputare senza appello al giovane portiere che guarda un po’, gioca in Germania (da diversi anni ormai), ora al Colonia. E che dire dei due difensori, Gama e Manieri? La prima è appena tornata a Brescia dopo la parentesi al PSG, l’altra gioca tuttora al Bayern Monaco. Non è che abbiano fatto sfracelli, anzi. Quindi solo per questo, Cabrini dovrebbe stare zitto e dimettersi, perché invitare le nostre ragazze ad abbandonare l’Italia e il campionato italiano, millantando il fatto che solo così potrebbero migliorare, non è vero. Per quanto riguarda il ruolo di portiere, mi sono espresso più volte, e la favola della gioventù, del rinnovamento, eccetera non può trovare accoglimento. Il portiere è un ruolo delicato, importantissimo. E se hai un portiere come Marchitelli a disposizione non puoi non convocarla. Soprattutto a vantaggio di un’ottima ragazza, ma che pur in Germania, il campo non lo vede praticamente mai. Per non parlare delle alternative: Schroffenegger (che gioca meno di Giuliani, se possibile) e Tasselli (portiere del Riviera di Romagna retrocesso e poi ripescato, ora all’Atletico Oristano, in Serie B). Perché non dare chances allora a Gritti (portiere del Mozzanica, miglior difesa della scorsa stagione di Serie A)? Ma non è solo nelle scelte che Cabrini diventa ormai indifendibile (non dimentichiamo che questo giro ha lasciato a casa Cristiana Girelli, una che per fisico e tecnica probabilmente è una delle pochissime a poter competere a determinati livelli in ambito internazionale), ma anche nell’identità che riesce a dare alla sua squadra: nessuna. Le ragazze sono troppo lunghe sul campo, non ci sono movimenti armonici e organizzati se non per merito dell’affiatamento delle ragazze ma perché militano per gran parte nello stesso club; poi sostituzioni completamente senza motivo, con Bonansea sistemata come terzino (tanto per dirne una) e neanche un minuto in campo per quella che probabilmente è l’attaccante più in forma del nostro calcio (dimostrandolo anche in Champions), Tatiana Bonetti. Questo testimonia, come se ancora servisse la controprova, come il nostro CT non veda le partite di campionato, e se pure mandasse qualcuno a visionarle, non si capisce in che modo possa tentare situazioni così fantasiose. Spesso mi sono trovato in disaccordo con lui, ma oggi mi trovo perfettamente allineato alla posizione del presidente del Brescia Giuseppe Cesari, che chiede l’intervento da parte del presidente federale. Perché Cabrini non si prende mai la responsabilità per le sconfitte e le eliminazioni, ma scarica tutto. E sinceramente è il primo allenatore che sento tenere un comportamento simile. Avesse nel suo palmarès chissà quale risultato e chissà quale esperienza allora ci si potrebbe passare sopra. Ma non è così. E allora caro Cabrini, si rimbocchi davvero le maniche se vuole ricoprire ancora quel posto. Altrimenti ci faccia un favore: se ne vada. Però prima chieda scusa a tutte le ragazze.

 

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