Gravina: “La mia elezione, una rivoluzione voluta dalle società”

 

di Filippo Gherardi

 

È il giorno dei festeggiamenti, non solo per un Natale ormai alle porte, per Gabriele Gravina. L’ex consigliere federale da ieri pomeriggio alle 17 è il nuovo presidente della Lega Pro, succedendo a Mario Macalli e ad un commissariamento di Tommaso Miele che durava da ormai circa sei mesi. È il giorno dei festeggiamenti, come detto, ma anche quello in cui bisogna concretamente ragionare su come cambiare scenari ed orizzonti della Lega fiorentina. A confermarlo, questa mattina, è lo stesso Gabriele Gravina in esclusiva ai nostri microfoni: “Il primo obiettivo deve essere la ricerca della compattezza all’interno della Lega Pro, con la partecipazione e il coinvolgimento di tutte le parti in causa, dopodiché servirà trasformare le idee in progetti e quest’ultimi in realtà concrete. Le difficoltà non mancano, ma neanche il coraggio di affrontarle con la consapevolezza che quel che conta è innanzitutto la sostenibilità della nostra Lega, e quando parlo di sostenibilità non mi riferisco solo ad un aspetto di natura economica ma anche, e soprattutto, a restituire credibilità all’intero movimento che siamo chiamati a rappresentare”. Un movimento che numeri alla mano, in sede di elezioni, si è dimostrato molto meno “spaccato” rispetto a quelli che erano i rumors della vigilia, con una convergenza di pensiero che ha portato alla nomina, con 31 voti a favore e “solo” 20 ripartiti tra i due oppositori Marcheschi e Pagnozzi, di Gabriele Gravina: “Ieri è arrivato un messaggio chiaro e forte da parte delle società, e quelli emersi sono numeri importanti e liberi, finalmente, da igranaggi viziati. A gennaio convocheremo una prima Assemblea per valutare le modifiche più urgenti e in quella stessa circostanza prenderemo decisioni anche circa la nuova governance”. In chiusura, inevitabile chiedere a Gravina quale sia stato il primo pensiero ieri, una volta eletto a nuovo numero uno di Via Jacopo da Diacceto, al termine di una maratona elettorale difficile, incerta e condizionata da tante (e solite) polemiche collaterali: “Il primo pensiero è andato a tutti gli amici che oggi non sono più nell’organico della Lega Pro ma che hanno sempre creduto nella mia persona, facendomi sentire sempre il loro appoggio e la loro fiducia. E poi, naturalmente, a tutte le società e i presidenti che hanno voluto questa rivoluzione. Sì, perché permettetemi quest’oggi di dire senza troppi giri di parole che siamo davanti ad una rivoluzione voluta dalle società, le quali hanno riconosciuto nel mio nome un respiro di libertà, senza pressioni e lontano da metodi sbagliati e troppo spesso utilizzati negli ultimi anni”.

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