Raggi dice no alle Olimpiadi. Malagò: “Demagogia, allucinante”

 

 

 

di Flavio Grisoli

Giornata convulsa oggi a Roma, tra il Campidoglio e Palazzo H, sede del CONI. Oggi era previsto il tanto sospirato incontro tra il sindaco di Roma Virginia Raggi e il numero uno del CONI Giovanni Malagò. “Pieni di speranze – racconta Malagò in conferenza stampa – siamo andati, io e Luca Pancalli – presidente del Comitato Paralimpico – dopo che ieri sera c’era stato in Comune un incontro tecnico tra i responsabili del Comitato promotore e gli incaricati del Campidoglio, per discutere finalmente del merito delle questioni. Sono stati fatti appunti, e ci mancherebbe altro se non ci fossero stati. Ma era iniziato un dialogo costruttivo. Poi oggi arriviamo alle 14.23 in Campidoglio e ci rendiamo conto che alle 15.30 il sindaco aveva fissato la conferenza stampa. Ci era subito sembrato un po’ strano che volesse dedicarci solamente un’ora, ma fa niente”. Malagò continua il suo racconto, fatto di attesa, per poi andare via: “Alle 15.07, visto che non avevamo avuto notizie del sindaco”. Raggi, che sull’argomento ha dedicato pochi secondi, ha detto: “Peccato, perché loro sono andati via proprio mentre io ero arrivata”. Il tema, però, come noto, era la decisione definitiva del Comune di Roma sulla candidatura alle Olimpiadi del 2024. Raggi, che ha parlato per prima (Malagò ha voluto attendere e sentire le parole del primo cittadino della Capitale prima), non ha usato mezzi termini: “Quattro anni fa l’allora premier Monti disse no alle Olimpiadi del 2020, e nessuno si scandalizzò, anzi. La maggior parte del panorama politico era con lui, perché i dati macroeconomici erano sfavorevoli. Oggi questi dati sono ancora peggiori: perché dovremmo dire di sì adesso?”. Firmato Virginia Raggi, sindaco di Roma, che ha ufficialmente detto no alle Olimpiadi del 2024. La prossima settimana verrà portata in Aula Giulio Cesare la mozione per annullare la delibera del giugno 2015 firmata da Ignazio Marino che diede il via al cammino olimpico della capitale d’Italia. Raggi però non valuta una cosa: è vero che i dati macroeconomici sono cambiati, ma verosimilmente sono in risalita. I cicli economici, proprio perché si chiamano cicli, hanno un andamento sinusoidale. salgono, scendono, e poi risalgono ancora. La crisi economica è partita dagli Stati Uniti nel 2009. Sono passati sette anni, e secondo molti è cominciata la risalita. Non darsi un’occasione è un vero peccato. Lo sgarbo istituzionale del mancato incontro di questa mattina Malagò potrebbe farlo pagare caro all’amministrazione capitolina: il danno erariale (se accertato) sarebbe di oltre 20 milioni di Euro (la cifra spesa fino a questo momento per portare avanti la candidatura), e dovrebbe essere pagato dal Sindaco, dalla Giunta e dai componenti del Consiglio Comunale. “Sarebbe da irresponsabili fare l’Olimpiade in questo momento. Ma noi siamo anche propositivi – le parole di Raggi durante la conferenza stampa alla Protomoteca del Campidoglio – perché il nostro obiettivo è quello di ripristinare tutti gli impianti comunali, che per la maggior parte sono fatiscenti o addirittura inagibili”. Quando qualcuno dei colleghi giornalisti chiede in che modo queste opere saranno finanziate, sia lei che il vicesindaco Frongia (seduto al suo fianco) svicolano. E parlano di “Lotta agli sprechi”. Cose già sentite, dunque. Quindi, a metà pomeriggio, ha parlato Malagò: “Se non ci fosse stata Agenda 2020, che ridisegna radicalmente i requisiti per la candidatura, né Roma ma neanche altre città italiane nel breve e nel medio termine potrebbero candidarsi. Riqualificare, ristrutturare l’esistente e costruire impianti temporanei. Tutto con grande attenzione all’ambiente, lasciando un’eredità, una legacy importante. Senza commistioni tra gli impianti effettivamente necessari per l’Olimpiade e altriìe costruzioni che non c’entrano niente. Il budget completo per Roma 2024 è meno di un decimo di quello di Sochi”. E aggiunge, avvertendo: “Consiglio al sindaco di non presentare quella mozione al Consiglio Comunale, perché quella mozione parla di città ancora non candidate. Qui stiamo parlando di altro. E’ imbarazzante. Noi siamo candidati da tempo, siamo obbligati da una legge dello Stato, che ha fatto partire un finanziamento. Serve un atto formale, quindi. Motivato. Su un aspetto specifico del dossier. Fanno demagogia, populismo. Non c’è un motivo vero per cui non lo vogliono fare. Gli abbiamo offerto tutto. Si sono fatti portabandiera della legalità e della trasparenza. Chi meglio di loro può controllare che tutto vada per il verso giusto? Se si fa una delibera in discontinuità con quelle precedenti, si prenderanno le loro responsabilità. Così si perde credibilità internazionale, e a me dispiace per tutti coloro che in questi due anni hanno speso il loro tempo e hanno abbandonato, in qualche caso, il loro posto di lavoro perché credeva in tutto questo perché forse, e dico forse, è stato detto addio al progetto”.

 

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