Calcio femminile: meglio la forma o la sostanza?

 

 

 

 

 

 

 

di Flavio Grisoli

 

Le reazioni sui social all’articolo pubblicato ieri realtivamente al fatto che in FIGC non hanno (ancora) minimamente menzionato il fatto che la Nazionale italiana di calcio femminile potrà essere vista dagli italiani grazie a Professione Sport e Nuvola61 non mi hanno meravigliato. In un senso o nell’altro. Ovviamente gli attestati di stima per quanto fatto in questi quattro anni sono stati molti ma c’è stato anche chi, come il mio amico Mario Merati, firma di “calciodonne.it” e mio compagno di telecronaca in un paio di occasioni, ha fatto notare che le Nazionali “appartengono” alla Rai, per tutta una serie di motivi. Facilmente comprensibili, oserei aggiungere. Perché io non è che vivo coi paraocchi, o fuori dalla realtà. La Rai è la Rai. Lo sappiamo tutti, e lo sanno tutti quelli che hanno avuto modo di parlare con me (e sono stati tanti in questi mesi) di questo argomento. Io stesso, quando abbiamo deciso di intraprendere questa operazione (per noi molto gravosa, ma certo stimolante), ero assolutamente incredulo del fatto che la Rai non avesse acquisito i diritti per trasmettere gli Europei femminili. E non stiamo parlando di qualche settimana, perché le nostre trattative con Eurosport sono iniziate a febbraio. E la Rai, a quel tempo, aveva già declinato il proprio interesse. Mai avremmo potuto, altrimenti, sostenere una battaglia o un’asta con la Rai. Il campo era sgombro. E la Federcalcio lo sapeva, o perlomeno avrebbe dovuto saperlo. Ora, io non voglio certo buttare la croce addosso a qualcuno. Perché quello dei diritti televisivi, grazie a Dio, è un mercato libero. C’è domanda e c’è offerta. E c’è libertà di accettare o meno. Di comprare e di vendere. Abbiamo colto un’opportunità. Peraltro coerente, ci tengo sempre a sottolinearlo, con la richiesta dell’allora presidente della LND Carlo Tavecchio di dare visibilità al calcio femminile italiano. Questo interesse da parte sua non è mai scemato, ma è evidente che deve scontrarsi, ora che è in FIGC, anche con altre linee di pensiero. Peraltro, a quanto sembra, abbastanza prevalenti. Nel corso di questi quattro anni di lavoro al fianco delle società di calcio femminile abbiamo visto la Torres raggiungere i quarti di finale di Champions League e poi sciogliersi nel giro di un’estate, chiudendo di fatto un ciclo forse irripetibile; la lotta tra Brescia e Verona al vertice, e ora l’ascesa della Fiorentina e assistito al primo, storico tweet della Juventus che annunciava la sua discesa in campo nel femminile. In mezzo tante partite di Champions League, Coppe Italia, Supercoppe, partite di Serie B in campi su cui la Rai e qualsiasi altra televisione si sarebbe rifiutata categoricamente di riprendere le partite (e questo il mio amico Mario Merati dovrebbe ricordarselo bene perché a Milano eravamo insieme, in tribuna, in piedi e con l’acqua che arrivava dietro al collo, a fare una telecronaca). Per un totale di circa cento partite, tra dirette e differite. Mi sembra coerente, ripeto, quindi, che nel percorso di crescita di una struttura televisiva che tanto sta puntando sul calcio femminile che nel momento in cui si accorge che gli Europei sono “scoperti”, cerchi di fare un passettino in più in avanti. Così come mi sono stupito del fatto che la TV pubblica non abbia garantito la copertura televisiva dell’evento (non per una questione economica, ma di palinsesto: le partite non le avrebbero comunque trasmesse in diretta, questo va chiarito), mi sono fortemente meravigliato del fatto che la FIGC non abbia voluto darci neanche un minimo di rimbalzo comunicativo. Perlomeno dire: “Ehi, le nostre ragazze le potete vedere in diretta”. E mi sono chiesto il perché. Fa parte del mio lavoro. Non mi posso certo nascondere dietro a un dito, sia chiaro: è evidente che il palinsesto giornaliero attuale di Nuvola61 possa far storcere il naso a qualcuno, oltre al fatto che ci sono delle zone in Italia con copertura debole. Resta il fatto che il canale è visibile sulla stragrande maggioranza del territorio italiano. Sono comunque dei “malus” non c’è dubbio. Per quanto riguarda la copertura, posso dire che provvederemo a trasmettere le partite anche in streaming sul nostro sito. C’è da dire, però, che prima di parlare di aspetti economici con Eurosport (licenziatario della Uefa per trattare i diritti degli eventi con i singoli Paesi), la nostra “candidatura”, proprio perché “atipica”, è passata sotto il vaglio della Uefa. Alla quale abbiamo portato le nostre credenziali, fatta di decine e decine di dirette di campionato e anche di Champions League. E ha dato l’ok per l’inizio della trattativa. Quindi, secondo la Uefa, noi siamo perfettamente idonei per coprire televisivamente un evento di portata mondiale. Quindi, per concludere, io mi chiedo se sia un ragionamento corretto preferire che le partite vengano trasmesse in differita alle 23.30 (o anche più tardi) dalla Rai, oppure in diretta con un servizio dedicato, pre e post partita, su Nuvola61. Questo io me lo chiedo non da parte in causa, ma da utente televisivo, di fruitore di un servizio. Perché lo siamo tutti, d’altronde. Mi chiedo davvero se sia il momento di pensare alla forma piuttosto che alla sostanza, quando la sostanza rappresenta il futuro del calcio femminile in Italia. Che passa necessariamente per la promozione del movimento sui grandi mezzi di comunicazione. Alle giocatrici, alle protagoniste del gioco, avrò modo di fare loro la stessa domanda direttamente. Perché forse c’è qualcosa che mi sfugge.

 

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