Serie A: passa la linea Tavecchio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

di Flavio Grisoli

 

Doveva essere la giornata dello schiaffo al Commissario, nonché presidente federale. Il giorno che avrebbe dovuto segnare l’inizio della crisi. Invece Carlo Tavecchio ne è uscito se possibile, rafforzato. E’ stata un’Assemblea di Lega Serie A fiume (oltre sei ore) che, nelle intenzioni del fronte creato da Claudio Lotito (da mesi in aperto contrasto con Tavecchio) doveva eleggere un “presidente-ponte” per togliere da mezzo il Commissario e continuare a fare quello che i 20 padri padroni del calcio italiano avevano fatto finora: nulla. Sulle loro teste incombeva comunque la votazione dei nuovi principi informatori imposti dalla FIGC (ovvero la definizione di regole di governance definite e uguali per tutte le Leghe), ma non c’è dubbio che, in caso di “vittoria” del fronte-Lotito ci sarebbe stata battaglia anche su questo. Insomma, la partita si giocava innanzitutto sul trovare una convergenza (servivano 15 voti) su un nome, per “eliminare” il Commissariamento. Tutti, anche fra gli addetti ai lavori nella giornata di lunedì dopo il Consiglio federale, si aspettavano questo rovesciamento. E un indebolimento di Tavecchio. D’altronde era stato lo stesso presidente federale ad ammettere che “sparava coi proiettili di sale” e che l’Assemblea di Lega avrebbe votato “secondo coscienza”. Dichiarando che aveva ben poco potere, sia decisionale in senso proprio, ma anche di moral suasion nei confronti dei litigiosissimi presidenti di Serie A. Fatto sta che in due giorni, o in un giorno e mezzo qualcosa deve essere cambiato. Perché la convergenza non è stata trovata, e quindi il Commissariamento prosegue nell’attesa della prossima Assemblea che si terrà a breve: “Nel giro di venti giorni - ha dichiarato Tavecchio in sala stampa dopo la riunione – faremo approvare le nuove norme per creare una governance più snella che avrà in capo gran parte dei poteri che ora sono in mano all’Assemblea”. Sì, perché al momento e fino ad ora, qualsiasi decisione da prendere in Lega doveva passare per il vaglio dell’Assemblea. Come aveva fatto notare il dg della FIGC Uva lunedì scorso: “Si doveva votare anche per l’acquisto delle penne”. E’ chiaro che un’associazione di miliardari non poteva essere gestita come un condominio. Ma il potere, anche quello fine a sé stesso, ha sempre troppo fascino. Quindi fa ancora più scalpore il fatto che, comunque, dopo ampio e acceso dibattito, alla fine sia passata all’unanimità dei presenti (non c’erano Crotone e Chievo) la linea di Tavecchio: la nuova governance della Lega di A sarà composta da un presidente “formale”, un amministratore delegato con ampi poteri operativi (in questa figura risiederà il “cuore” decisionale della Lega) e un direttore generale. Il Consiglio di Lega (che prenderà di fatto il posto dell’Assemblea come organo esecutivo) sarà completato da 4 consiglieri espressioni dei club. Poi ci saranno i due consiglieri federali. “E’ stato fatto un passo in avanti notevole per questo Palazzo”, le parole di Tavecchio. Altro aspetto non meno importante, quello della nuova ripartizione dei diritti televisivi, da sempre terreno di aspro scontro fra i presidenti. Anche qui il lavoro portato avanti dal sub-commissario Uva ha portato i suoi frutti, visto che è stata aumentata la quota fissa da dividere in parti uguali fra le società e quella legata alla meritocrazia. Rivisti anche i termini per il “paracadute” da corrispondere alle società che retrocedono in Serie B.

 

® Riproduzione Riservata

 

 

 

 

 

 

 

 

Lascia un Commento