FIGC: e adesso?

 

di Maurizio Elviretti

 

Dopo le dimissioni di ieri dell’ormai ex numero 1 di via Allegri Carlo Tavecchio, tutto il mondo del calcio italiano, e non solo, si sta chiedendo cosa succederà e quali saranno i possibili scenari. Sono due le strade percorribili. La prima, la più semplice, indicata quasi da tutti i consiglieri federali riunitisi ieri: il presidente dimissionario convoca l’assemblea elettiva entro 90 giorni e gestisce la transizione con l’attuale Consiglio federale. Nel contempo, Lega B (che conoscerà il suo nuovo presidente giovedì 23 novembre) e Lega A rinnovano le proprie cariche e rientrano con i propri rappresentanti in Consiglio. Nel caso in cui si decidesse di imboccare questa strada, partirebbe subito la caccia ai nomi papabili per la successione a Tavecchio, dove sarà fondamentale il ruolo delle leghe (anche se attualmente quelle di A e B sono commissariate), dell’Assocalciatori, dell’Assoallenatori e degli arbitri. Nelle ultime elezioni, quelle dell’estate 2014 e dell’inverno 2017, lo scenario è stato quello di un ex calciatore (Albertini) o di un dirigente (Abodi) sconfitti da Tavecchio. La seconda strada percorribile invece, è quella proposta dal presidente del CONI Giovanni Malagò, ovvero il commissariamento della FIGC, proposta definita “grave” da Tavecchio. Secondo Malagò, ci troviamo difronte ad una presunta ingovernabilità del calcio italiano: privo delle due leghe maggiori e del suo presidente. Ecco perché ci sono gli estremi per mettere le mani sulla FIGC e traghettarla verso una nuova stagione. Malagò ha inoltre fatto sapere di non voler prendere per se stesso il ruolo di commissario, vista l’Olimpiade alle porte e un’agenda fitta d’impegni, e di agire nel più breve tempo possibile. Ma cosa dice lo statuto? Ci sono tutti i presupposti per percorrere la strada del commissariamento? L’articolo 24, comma 9, recita: “In caso di dimissioni del Presidente federale, decadono immediatamente il Presidente e l’intero Consiglio federale. L’espletamento dell’ordinaria amministrazione è garantita in prorogatio dal Presidente federale e dal Consiglio federale. In caso di dichiarata impossibilità da parte del Presidente federale, l’espletamento dell’ordinaria amministrazione è garantita in prorogatio dal Vice Presidente federale e dal Consiglio federale. In ogni caso, l’Assemblea viene convocata senza indugio ai sensi dell’art. 21, comma 3, del presente Statuto”. In sintesi? Nuove elezioni tra 90 giorni. Tra i favoriti alla massima poltrona del calcio nostrano c’è sicuramente Cosimo Sibilia, senatore irpino e attuale presidente della Lega Nazionale Dilettanti, proprio quella che avrebbe voltato le spalle a Carlo Tavecchio. Sibilia, in cima alla lista dei papabili per la sostituzione, avrebbe già dato il suo assenso per prendere in mano le redini della FIGC. Ma chi è Cosimo Sibilia? Nato ad Avellino il 1 febbraio 1959, Cosimo è figlio di Antonio, storico presidente dell’Avellino. Dopo una lunga carriera dedicata alla politica, Sibilia decide di avvicinarsi al mondo dello sport e principalmente a quello del calcio: dal 1994 al 2000 ha guidato il Comitato Regionale Campania della LND. Molto vicino a Giovanni Malagò e sponsorizzato da Tavecchio, il 28 gennaio scorso viene eletto presidente della Lega Nazionale Dilettanti, succedendo a Felice Belloli. Appena due mesi dopo viene nominato Vicepresidente Vicario della FIGC. Restituisce il favore in occasione delle successive elezioni federali, appoggiando Tavecchio contro l’opposizione guidata da Abete e Gravina, che aveva candidato Abodi. Ieri l’inaspettata sfiducia nei confronti di Tavecchio. Viste e considerate le ambizioni di Cosimo Sibilia, non si fa fatica ad immaginarlo come nuovo numero uno della Federazione Italiana Giuoco Calcio.

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