Cunico, cento di questi gol

Marco Cunico

 

di Delfina Maria d’Ambrosio

 

È uno di quei traguardi che a inizio carriera li vedi così lontani che quasi ti sembra di parlare di pura utopia. Uno di quegli obiettivi che, in un calcio dove si è sempre meno legati alla maglia e più al denaro, in pochi, pochissimi riescono a raggiungere. Eppure Marco Cunico, capitano del Portogruaro, c’è stato vicinissimo per ben dieci mesi. Tanto il tempo che il calciatore ha dovuto passare fermo a quota novantanove gol realizzati con il club veneto, a cercare quella rete che tanto stentava ad arrivare. Il tempo, però, è galantuomo e domenica l’attesa è stata finalmente ricompensata. Sarà la partita con il Treviso, il derby vinto per 2-0, a passare alla storia o, almeno, ad entrare a pieno titolo in quella personale di Cunico. Un gol fondamentale per il giocatore, ma arrivato a vittoria già certa, visto che il tempo regolamentare era scaduto e che la squadra granata si era già portata sull’1-0 con Patacchiola. Anche in questo caso la sorte ha provato ad accanirsi, Cunico si è infatti portato sul dischetto per battere il calcio di rigore assegnato al Portogruaro dopo un fallo del portiere biancoceleste Merlano, trovando in porta l’attaccante Piccioni  a sostituire l’estremo difensore appena espulso, che clamorosamente ha parato il tiro. Il momento però, dopo tanti mesi, era ormai arrivato, il capitano del Portogruaro è riuscito a colpire di testa il pallone sulla respinta e a insaccare la rete proprio nel momento del triplice fischio finale, raggiungendo il tanto agognato traguardo: cento gol con la maglia del Portogruaro.

In questo felicissimo momento della sua carriera, abbiamo contattato Marco Cunico per ripercorrere con lui i momenti più importanti di questo lungo e avvincente cammino: «È una grandissima soddisfazione specialmente per me che non sono un bomber di razza, sono undici anni che milito in questa squadra, di questi tempi si sente più facilmente parlare di giocatori che hanno raccolto cento presenze con un club, ma difficilmente di calciatori che invece sono arrivati a segnarci cento gol, per quel che mi riguarda ormai ho perso il conto delle partite giocate con il Portogruaro. È stato comunque un gol che ci ha messo tanto ad arrivare, questo perché nell’ultimo periodo il mio raggio d’azione è cambiato, sono passato da trequartista attaccante a trequartista quasi centrocampista e arrivo di meno sotto porta. Domenica la situazione era quasi rocambolesca, un attaccante ha sostituito il portiere, io ho tirato di forza perché avevo davvero voglia di segnare e lui è riuscito a respingere, poi fortunatamente l’ho buttata dentro. In questa stagione, devo ammetterlo, sono un po’ sotto la mia media, in questo ruolo dovrei riuscire a segnare 5-6 gol a campionato, ora però sono riuscito a sbloccarmi. Non voglio certo fermarmi a quota cento». Cunico è ormai una costante della squadra veneta dal 2001, eccezion fatta per la stagione 2004-2005, parentesi passata alla Spal: «È stato l’unico anno in cui mi sono allontanato da questa città, a Ferrara c’era un progetto ambizioso e il Portogruaro era ancora in serie D, ero giovane e mi si era presentata un’occasione importante. Poi, a fine stagione, mi sono trovato a valutare diverse proposte  e ho preferito tornare dove ero stato trattato bene e dove stavo bene, da quel momento io e questa maglia non ci siamo più divisi». Un percorso lungo, fatto di gioie e dolori, una storia che dura praticamente da undici anni e che ha visto il club granata arrivare dalla D in serie B, per poi retrocedere nuovamente in Lega Pro: «Ho tantissimi ricordi, chiaramente i più felici sono quelli delle tre promozioni ottenute, la prima in C2, quella in C1 con i playoff e quella storica tra i Cadetti contro il Verona. Sono tutti momenti indimenticabili, ma forse il più significativo coincide con la vittoria del campionato di C1, un obiettivo importantissimo perché arrivato al nostro secondo campionato in quella categoria, è stato poi il massimo punto raggiunto da me e la società che insieme siamo partiti dalla Serie D. Proprio per questo la retrocessione dell’anno successivo è invece il ricordo più brutto, se fossimo riusciti a salvarci, magari saremmo riusciti ad assestarci in quel campionato così diverso e difficile, diventando una realtà che vede una piccola squadra in una categoria importante, ma purtroppo è andata diversamente».

Capitano e costante del Portogruaro, Cunico rappresenta un punto di riferimento per i compagni: «Adesso il modo di fare calcio è cambiato rispetto a quando ho iniziato io, prima eravamo due giovani con tutti giocatori esperti, adesso il rapporto si è ribaltato. Inizialmente era preoccupato, temevo che questo potesse portare a una situazione in cui i più anziani dovevano adeguarsi agli altri, invece fortunatamente qui non è mai successo, c’è sempre stato un ottimo equilibrio. I ragazzi nei momenti di difficoltà vengono da me, ma questo avviene anche perché ti fai voler bene, senza far mai pesare la propria età o esperienza». Esperienza che sarà tutta al servizio del Portogruaro allo scopo di centrare la salvezza evitando i play-out: «Adesso abbiamo altre due partite fondamentali, affronteremo Tritium e Cuneo, due squadre che sono come noi nella bassa classifica. Fare punti contro di loro è importantissimo, sono due scontri diretti e saranno delle gare cruciali. Poi in questo campionato non si può mai dire, magari perdi due match nei quali credi di essere costretto a fare risultato e ti ritrovi a vincere conto Lecce e Trapani». In conclusione, non si può non chiedere allo storico capitano se terminerà al Portogruaro la propria carriera: «Ci sono tutte le basi per rispondere con un netto sì, tuttavia il segreto che mi ha permesso di rimanere qui tutti questi anni è stato proprio il ragionare stagione dopo stagione. Ho un altro anno di contratto, quando arriverà il momento valuterò con la società se c’è ancora la voglia di restare insieme. Ma non vedo per quale motivo non dovrebbe esserci».

 

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